Biografie linguistiche – [F34 – nata in Germania]

[F34 – nata in Germania] Dottoranda

Sono nata il 20.12.1985 a Groß-Gerau, di origine calabrese, i miei genitori Valeria e Vittorio sono di Settingiano (CZ). Come mio fratello maggiore, Sergio, sono cresciuta in Germania frequentando le scuole tedesche e diplomandomi nel 2005 sempre a Groß-Gerau. Nel 2006 mi sono iscritta alla Johannes Gutenberg-Universität (JGU) di Magonza laureandomi (Magister Artium; M.A.) in italiano, spagnolo e scienze teatrali nel 2015. Dal 2015 sono collaboratrice scientifica per la cattedra di Italianistica del Prof. Scholler ed sono dottoranda all’istituto di Italianistica del Romanisches Seminar sempre all’università di Magonza.

Dopo la maturità nel 2005 decisi di intraprendere dei tirocini tra i quali uno svolto anche ad una scuola elementare a Rüsselsheim. Certa di voler studiare “qualcosa con le lingue e con l’arte”, a scuola mi accorsi ben presto che un altro mio forte interesse poteva essere l’insegnamento, grazie anche all’esperienza precedente di aver dato ripetizioni a tanti giovani italiani. Decisi quindi di presentare domanda di iscrizione per il corso di scienze dell’educazione e della formazione per l’insegnamento nelle scuole elementari all’università di Heidelberg, all’università di Francoforte per le materie italiano e francese alle scuole superiori ed infine all’università di Magonza al corso di romanistica per l’italiano, lo spagnolo e scienze teatrali. Ebbi la conferma da tutti e tre gli atenei e corsi da me scelti, ma decisi di iscrivermi nel 2006 a Magonza potendo aggiungere alle materie linguistiche anche scienze del teatro, colmando così il mio forte interesse per l’arte teatrale.

Partecipai nel 2007, dopo un anno di studi, al programma Erasmus, trasferendomi così per un anno a Roma presso l’università La Sapienza. Dopo il mio rientro a Magonza mi venne proposto nel 2009 un posto da Tutor con l’incarico di insegnare sia storia sia scienze della letteratura italiana, al quale si aggiunse nel 2009 l’incarico come addetta all’orientamento per gli studenti per la facoltà di Italianistica. Arrivata quasi alla fine degli studi, mi ritrovai in difficoltà a completarli nei tempi previsti a causa di due cattedre vacanti. Se alcuni miei compagni di studi cambiarono università e andarono all’estero, io decisi invece di restare per continuare il mio lavoro da Tutor e nell’insegnamento. Ero certa che alla fine quelle cattedre dovevano essere insediate e sentivo inoltre il forte desiderio di fare il dottorato. Infatti riuscii a laurearmi nel 2015 e intrapresi subito dopo il corso di dottorato di ricerca. Posso dire che nel reparto di Italianistica dell’università di Magonza si trovano tante ragazze italiane. Infatti, quando ripasso la lista degli iscritti ai nostri corsi, trovo spesso nomi a me già conosciuti. Alcune di loro le conosco addirittura dalla nascita perché provengono come me da Groß-Gerau, altre invece perché fanno parte della Comunità Cattolica Italiana di Groß-Gerau, dove svolgo la funzione di vicepresidente del consiglio pastorale.

Anche i miei colleghi hanno notato che molti studenti provengono da Groß-Gerau, considerandola una specie di “nido” di studenti italiani e studentesse italiane della JGU. Per me e forse anche per le altre ragazze e donne il motivo è una questione d’identità e cultura. In realtà ci si rende conto di non essere né totalmente tedesche, né del tutto italiane. Questo taglio tra due culture, due lingue e due radici porta molte ragazze, come a volte riesco a capire parlandone con loro a lezione, a intraprendere questo corso di laurea. Con il passare del tempo poi si capisce che il “taglio” in realtà diventa una specie di cerniera. Studiando a Magonza è stato inevitabile confrontarsi con il petrarchismo italiano, poiché soprattutto la cattedra di letteratura italiana, ma anche quella spagnola, svolge ricerca su questo fenomeno letterario. Durante i miei studi partecipai a due corsi che si occupavano del petrarchismo femminile italiano e spagnolo in cui si parlava di due poetesse: Sor Juana de la Cruz e Gaspara Stampa. Fui affascinata in particolar modo da Stampa, una donna cha ha vissuto nella Venezia del XVI secolo vivendo la propria vita in modo inusuale per quei tempi. Infatti circondata da petrarchisti maschili iniziò a poetare e “cantare”. Nelle sue Rime mostra la forza e la scrittura di una donna che, ispirata da una musa maschile, ovvero Collalto di Collaltino, mette nero su bianco tutto ciò che prova.

Fu proprio il professore di quel corso ad offrirmi la possibilità di fare un dottorato. Accettai questa sfida proprio per analizzare il confronto della poesia maschile e femminile, rispettando i canoni del petrarchismo, di come cambia il linguaggio poetico e come questo venisse influenzato dalla Venezia del XVI secolo. In particolar modo voglio analizzare e valorizzare le Rime di Stampa, la cui opera fu spesso ridotta ad un semplice diario biografico di una cortigiana respinta dal proprio amore. Ma lei è molto di più. I miei genitori hanno sempre sostenuto e seguito in tutto me e mio fratello nonostante i propri impegni. In particolar modo la mia mamma, una grande donna e lavoratrice, fin dall’inizio mi seguiva e spronava ad ambire al massimo.

Da entrambi i nostri genitori abbiamo imparato il senso del sacrificio e che se non lavori non ricevi niente. Poi mio fratello Sergio, laureandosi con il massimo dei voti alla FH Darmstadt e iniziando un dottorato in informatica, ha contribuito a questa voglia di fare ricerca. Quindi loro sono stati e sono tutt’ora i miei modelli o esempi che seguo.

L’intenzione è assolutamente quella di terminare quanto prima la tesi di dottorato e spero di poter continuare con quello che mi piace: l’insegnamento. Adoro quello che faccio e lo faccio con tanta dedizione e passione. Infatti, sono contentissima che durante il prossimo semestre possa tenere due corsi sul petrarchismo femminile: uno sulle Rime di Gaspara Stampa ed un altro sul petrarchismo femminile spagnolo, che comprenderà ovviamente anche le opere di Sor Juana de la Cruz.

Fonte: Corriere d’Italia

Biografia linguistica – [M39 nato in Germania]

[M39 nato in Germania] – ricercatore

Mio padre si trasferì nel 1969 da Molfetta per lavorare come Gastarbeiter in una fabbrica nel Westerwald, ma decise dopo alcuni mesi di rientrare in Italia. Tornò nel 1972 nuovamente in Germania dopo aver terminato il servizio militare. Qui conobbe mia madre, una cittadina tedesca, e si trasferì nel 1975 insieme a lei a Coblenza, dove nacque prima mia sorella nel 1976 e infine io nel 1980. I miei genitori si sono sempre impegnati a non far emergere delle differenze culturali. Le vacanze si passavano sempre dai parenti a Molfetta, dove mi sono sempre trovato molto bene. Quindi anche se non sono cresciuto bilingue non ho mai avuto delle difficoltà: ai bambini non interessano le differenze e trovano sempre delle comunanze, nel mio personale caso era il calcio. Tutt’ora non parlo purtroppo l’italiano, tranne qualche frase che mi è utile in vacanza e qualche espressione in dialetto pugliese, che a volte provocano qualche risata oppure sguardo incuriosito. Ho deciso però di cambiare questa situazione e di prendere lezioni di italiano. In Germania sono cresciuto circondato da varie nazionalità e molti dei miei amici hanno origini di altri paesi. Le mie difficoltà, se si vogliono definirle tali, si limitano quindi nello spelling del mio cognome e di rispondere alla domanda che magari a molti è conosciuta “da dove provieni?”, “da Coblenza”, “no, intendo da dove provieni veramente? Da Coblenza!”. Comunque ho sempre avuto l’impressione che molti tedeschi hanno delle simpatie particolari nei confronti dell’Italia. Il modo di vivere, il cibo, le vacanze passate in Italia: per molti tedeschi l’Italia resta una meta ambita. Essendo nato e cresciuto in Germania e non avendo avuto delle difficoltà linguistiche non ho percepito delle differenze da parte dei miei insegnanti. Con l’avanzare degli anni ho avuto però sempre di più la consapevolezza che le particolarità che mi rendevano forse diverso da gli altri erano più dei pregi che difetti. In effetti se ci si guarda intorno, incontriamo tante persone, famose e meno famose, che dimostrano che le particolarità e le diversità sono utili. Non ci è stato un momento o una persona particolare, ma era più il modo di come affrontare le situazioni della quotidianità, una specie di mentalità, che mi ha spinto ad avvalermi da ambo le parti della mia socializzazione. Usando dei cliché: ho unito l’ambizione tedesca con la leggerezza italiana. Dopo la maturità (Abitur) nel 1999 a Coblenza, mi trasferii per effettuare il mio servizio civile a Colonia. Una città particolarmente influenzata dalle varie culture. Sapevo già che mi interessavo alla convivenza delle persone nella società e dei meccanismi che la influenzano. La conseguenza logica era quindi di studiare sociologia, prima ad Heidelberg poi a Bonn. Scelsi come materie secondarie etnologia, criminologia e diritto penale. Il mio interesse, forse condizionato dalle mie origini, è verso le disuguaglianze sociali, la migrazione e dopo avere svolto dei progetti di ricerca anche la salute psichica di bambini e adolescenti. Come migrante ci si ritrova solo nei casi più rari all’apice della gerarchia sociale. Inoltre, si aggiunge la sfida di dover far conciliare culture differenti. Studiare questi temi complessi mi ha da sempre affascinato. Ho avuto la fortuna di poter lavorare in questo settore, svolgendo delle ricerche scientifiche che mi hanno permesso di ottenere infine un dottorato di ricerca nel 2015 all’istituto di medicina sociale dell’Università di Lipsia. Dal 2018 e dopo quasi 20 anni sono rientrato insieme a mia moglie a Coblenza, per continuare le mie ricerche e insegnare sociologia all’Università di Coblenza. Vivo delle esperienze esclusivamente positive. Mi ritrovo ogni giorno con studenti con provenienze e storie di vita molte diverse. Credo che la mia provenienza è di aiuto a instaurare un rapporto con loro. I temi della mia ricerca scientifica coinvolgono molti studenti e per loro posso essere un punto di riferimento grazie alle comunanze personali. Un altro campo della mia ricerca è la radicalizzazione, ovvero il dissociarsi da una società che non offre un posto soddisfacente nella stessa. Ho lavorato per dieci anni nelle carceri tedesche, seguendo vari progetti e incontrando molti detenuti stranieri. Sicuramente anche qui la mia provenienza è stata di aiuto nell’affrontare alcuni temi coi carcerati dandone più autenticità. Ho potuto incoraggiare attraverso l’idea che accettando le sfide con convinzione e coraggio si può arrivare ad ogni traguardo. Credo che sia indispensabile impegnarsi nel far conciliare le due culture. La Germania con le sue normative e valori può sicuramente risultare una società diversa per gli italiani. In alcuni casi di più, in altri un po’ meno. Come individui impariamo per tutto il percorso della nostra vita e le esperienze vissute ci condizionano. Se si riesce ad essere disposto ad adeguarsi e accettare dei compromessi, di essere aperti e curiosi al nuovo, senza negare le proprie origini, allora la migrazione non è sicuramente uno svantaggio. Anzi in questo caso si ha la possibilità di evolvere la propria identità. Il mio personale consiglio è quindi: essere aperti e imparare, a percepire le sfide culturali come possibilità e di sfruttare il potenziale delle esperienze fatte.

Fonte: Corriere d’Italia

Biografia linguistica -[M30 nato in Germania]

[M30 nato in Germania] Dottorando

Il primo impatto della mia famiglia con la Germania avvenne tramite mio nonno paterno. Negli anni ‘60 si trasferì per circa 15 anni da Mandatoriccio (CS) in Calabria nella zona di Stoccarda per lavorare come Gastarbeiter. Ovviamente era motivato dalla difficile situazione economica che si viveva in Italia e soprattutto in Calabria. Mio padre invece partì per la Germania nel 1982 trasferendosi però a Francoforte sul Meno e dove ci troviamo ancora oggi. Mia madre si trasferì in Germania dopo aver sposato mio padre nel 1988. Mio nonno materno, anche lui di Mandatoriccio (CS) e mia nonna, originaria di San Pietro Avellana (IS) nel Molise, emigrarono sempre per lavoro nel 1960 in Francia. Infatti mia madre non raggiunse mio padre in Germania dall’Italia, ma da Nancy dove è nata e dove ha avuta la sua formazione scolastica concludendo con la maturità francese. Poi nel 1989 sono nato io a Francoforte e in seguito i miei due fratelli rispettivamente nel 1994 e nel 2003. I miei genitori mi hanno cresciuto parlandomi dalla nascita in italiano e quindi la reputo come mia madrelingua. Il mio primo contatto con la lingua tedesca è avvenuto all’asilo. Da bambino impari le lingue più veloce e in modo ludico, ciò mi permise di integrarmi rapidamente. Per i miei fratelli è stato più facile, perché conoscendo io già il tedesco potevo trasmettere loro molte cose. Soprattutto mio padre insiste ancora oggi che io e i miei fratelli parliamo italiano e non lo dimentichiamo. Ecco perché da bambino ho partecipato per molti anni anche a lezioni di madrelingua durante la mia formazione scolastica. Oggi sono grato a mio padre per questo, perché conosco le mie radici e ho imparato a parlare correntemente due lingue fin da piccolo. Poi ho avuto anche la fortuna grazie a mia madre e alla famiglia di aver potuto imparare e migliorare il francese, che oggi parlo abbastanza bene. Durante la formazione scolastica imparai anche l’inglese, che uso ancora oggi a lavoro. Sicuramente la storia di emigrazione della mia famiglia ha avuto un impatto sul mio sviluppo personale. Oltre ad aver avuto la fortuna di imparare più lingue ho conosciuto anche diverse culture e mentalità europee. Infatti credo di potermi considerare più italo-europeo che italo-tedesco. Dopo aver terminato la scuola elementare iniziai nel 2000 alla Musterschule di Francoforte sul Meno, terminando il liceo nel 2009 con l’Abitur. Scelsi per l’ultimo biennio delle superiori tra i vari corsi offerti anche la biologia come materia di approfondimento, il cosiddetto “Leistungskurs”. Ebbi così il mio primo contatto con la scienza e mi affascinò fin da subito la complessità della natura. Mi segnarono soprattutto le lezioni sul DNA. La passione per la biologia crebbe nonostante avessi avuto un professore di biologia piuttosto pigro. Infatti ero costretto ad imparare alcuni temi da autodidatta. Oggi posso dire che, seppur molto impegnativa, quella situazione risultò determinante per il mio sviluppo personale e mi aiutò a scoprire e a far crescere la mia passione per la scienza. Questa passione fu infatti confermata dopo una visita col corso di biologia nei laboratori del XLab di Göttingen, un laboratorio sperimentale per studenti. Fui talmente colpito da questa esperienza e dall’ambiente della ricerca che decisi di studiare biologia. Dopo la maturità decisi nel 2009 di iscrivermi alla facoltà di biologia scegliendo il corso di laurea triennale offerto alla Technische Universität Darmstadt. Terminai gli studi nel 2012 in corso e tra i primi tre dell’anno concludendo con il Bachelor of Science. Decisi di continuare la mia formazione accademica a Darmstadt e i buoni risultati ottenuti durante i miei studi mi permisero di ricevere per due anni consecutivi il “Deutschlandstipendium”, una borsa di studio pagata dallo stato e dall’industria tedesca. Durante gli studi mi appassionai della microbiologia e decisi di specializzarmi in questa materia. Conclusi nuovamente in corso e come primo dell’anno il Master of Science nel 2014. La microbiologia mi conquistò del tutto e decisi quindi di intraprendere il corso di dottorato di ricerca. Ebbi una proposta lavorativa da dottorando dal mio supervisore della tesi, ma decisi di accettare nuove sfide. E così iniziai nel 2015 alla Justus-Liebig-Universität di Gießen un dottorato di ricerca sui meccanismi infettivi del batterio Listeria monocytogenes, che intendo terminare entro l’anno. Il bello del mio lavoro è che esplori lo sconosciuto e non vivi mai due giornate identiche. Spesso il successo di un esperimento avviene solo dopo numerosi fallimenti. Ma la gioia dopo tanto lavoro, a volte dopo aver rivisto per 10 volte l’ipotesi postulata, supera sicuramente le delusioni (ride). Amo anche l’ambiente accademico internazionale. Lo scambio con i colleghi di tutto il mondo è particolarmente bello. Le frontiere e le nazionalità non giocano un ruolo e si parla solo una lingua, quella della scienza. Nel 2016 ebbi la possibilità di partecipare a un convegno internazionale sul batterio Listeria a Parigi. Incontrai numerosi ricercatori di fama mondiale nel mio campo, in particolar modo la professoressa Pascale Cossart del rinomato istituto Pasteur di Parigi, una dei primi a fare ricerca in questo campo. Ero affascinato dalla passione che continuava ad avere dopo 40 anni di ricerca, questo mi ha fatto capire che fare il ricercatore non è solo un lavoro, ma passione e vocazione. Indubbiamente è molto importante imparare la lingua quanto prima, che è chiave dell’integrazione in una società straniera come quella tedesca. La Germania ha molto da offrire e permette di sviluppare e inseguire obbiettivi professionali. Personalmente ho notato che molti italiani perdono questa opportunità cercando lavoro tra connazionali. Consiglierei quindi ai giovani di non seguire la via apparentemente più facile, ma di integrarsi il più presto possibile e di non aver paura delle barriere linguistiche iniziali.

Fonte: Corriere d’Italia

Biografia linguistica-[M38-1981]

[M38-1981] – Giudice

I miei nonni si trasferirono negli anni ‘60 in Germania dove lavoravano come Gastarbeiter. Mio nonno paterno fu assunto come saldatore a Karlsruhe, mentre mio nonno materno a Mannheim; lui poi rientrò nel 1966 in Italia. I miei genitori raggiunsero mio nonno paterno nel 1977 da Torino, dove vivevano dal loro matrimonio nel 1972 e dove nacque anche mia sorella maggiore Sonia. Io sono nato a Modica (RG) nell’81. I miei genitori decisero di ritornare in Italia nel 1980, ma a causa delle difficoltà lavorative presero la decisione di trasferirsi definitivamente nel corso del 1981 a Karlsruhe. L’integrazione è stata difficile, perché iniziai l’asilo parlando solo il dialetto siciliano, non conoscevo nemmeno l’italiano. Ricordo che nei primi tempi appena arrivato in classe e non avendo contatti con altri bambini, mi recavo in un angolo pieno di peluche e mi addormentavo. Le maestre all’inizio non dissero niente, ma dopo un po’ di tempo ebbero l’idea di coinvolgere una bambina italiana di un’altra classe. Ricordo che Sonia, questo era il nome della bambina, mi svegliò e da lì iniziai ad integrami giocando prima con lei e poi con gli altri bambini. Purtroppo non so come si chiami di cognome e, dunque, non l’ho mai più vista. L’ultimo anno di asilo lo frequentai alla Scuola Europea di Karlsruhe in lingua italiana. Iniziai sempre alla Scuola Europea il mio percorso scolastico con altri ragazzini italiani, figli e nipoti di immigrati, ma frequentata anche da figli di dipendenti consolari. Tutti i corsi erano in lingua italiana, poi a partire dalla terza media le materie di storia e geografia venivano insegnate in tedesco. Il tedesco fu così per noi prima lingua straniera. Tanti ovviamente, ma uno in particolare si è immortalato nella mia mente: ricordo che durante l’intervallo, ero in quinta media, chiesi al mio prof. di filosofia e italiano, il prof. Lo Rè, cosa fosse la filosofia e a cosa servisse. Non ne avevo la minima idea e dovevo scegliere le materie per gli ultimi anni di maturità. Lui mi rispose con una domanda: “hai mai riflettuto su chi sei e cosa fai? Ecco, questo è la filosofia”. Inoltre mi disse: “la filosofia non ti servirà per la tua professione, ma ti potrà servire nella vita”. Quei momenti durante quella ricreazione e quella risposta hanno avuto un forte impatto nel mio modo di approccio verso gli studi e hanno anche dato inizio alla mia passione per la filosofia. In realtà quello che conta non sono i traguardi, ma i percorsi che affrontiamo e le persone che incontriamo durante questi percorsi. Io, ad esempio, ogni tanto vado a visitare il mio insegnante delle elementari, il signor Spadini, un grande maestro, che – senza voler fare dell’apologia – mi ha insegnato oltre che a leggere, scrivere e far di conto, l’essere profondamente pacifista. Lui, quando passava un aereo militare che rompeva il muro del suono, inveiva contro le armi e la guerra. Sono momenti indimenticabili che lasciano il segno. L’amore per la filosofia mi spinse a studiare psicologia, una materia che si avvicinava alla filosofia. Conseguito quindi l’esame di maturità, mi iscrissi nel 1999 alla facoltà di psicologia dell’università di Mannheim. Ma dopo solo due settimane e non ancora avendo iniziato i corsi, cambiai facoltà e scelsi gli studi di giurisprudenza. Scelta dettata da motivi personali. Conclusi nel 2004 i miei studi di giurisprudenza col primo esame di stato e col titolo Diplom-Jurist, classificandomi al nono posto nel ranking degli studenti. Nel 2005 iniziai sempre all’università di Mannheim una collaborazione come wissenschaftlicher Assistent con il Prof. Otte, con cui avevo già instaurato nel 2001 durante il mio periodo di studi un rapporto lavorativo come Hilfswissenschaftler. Durante questo periodo iniziai anche una collaborazione con l’autorevole rivista giuridica Juristische Schulung (JuS) di Francoforte, pubblicando il mio primo articolo sulla libertà di religione nel 2005 a soli 24 anni e risultando così il più giovane autore per la JuS. Il 2005 era un anno particolare per il governo tedesco guidato dal cancelliere Schröder. Ebbi l’idea di preparare un articolo italiano descrivendo la particolarità di quel momento politico e storico che si viveva in Germania e lo inviai a cinque testate giornalistiche italiane, tra cui l’Europa. Il redattore di Europa mi contattò e divenni così corrispondete per la Germania. Nel 2008 consegnai la tesi di dottorato sul diritto commerciale e trasporti alla facoltà di giurisprudenza di Mannheim e ricevetti due anni dopo il titolo Dr. iur. Proseguii per due anni con il Referendariat (tirocinio) presso il tribunale di Darmstadt fino al 2010, superando il secondo esame di stato. Un’altra soddisfazione personale perché fui il migliore tra gli altri sessanta colleghi all’interno del tribunale di Darmstadt. Gli ottimi risultati avuti durante la mia formazione mi permisero di poter scegliere le varie opportunità nel mondo lavorativo. Decisi nel 2010 di intraprendere la professione di avvocato presso lo studio legale Moore & Stephens a Mannheim. Ma dopo due anni non sentendomi realizzato decisi nel 2012, dopo aver ricevuto anche la cittadinanza tedesca, di inviare il mio curriculum al Ministero di Grazia e Giustizia per accedere in magistratura. Ricevetti dopo pochi giorni un invito per un colloquio al Ministero e fui assunto nel dicembre 2012 come giudice alla pretura di Heidelberg. Nel 2015 passai alla Procura di Heidelberg, dove mi occupavo di criminalità organizzata, un’esperienza molto particolare e impegnativa, lavoravo praticamente fino a ottanta ore a settimana, anche il fine settimana. Era un periodo in cui erano aumentati vistosamente i furti in casa, a causa di bande organizzate che provenivano dall’est dell’Europa. Insieme al presidente della Procura, il signor Schüssler, un ottimo capo, decidemmo di concentrare la competenza per i furti in casa su di me, in modo tale da poter gestire meglio le indagini. Quando iniziai, nel gennaio 2016, mensilmente venivano commessi fino a ottanta furti in casa nella zona di Heidelberg; a settembre avevamo arrestato oltre quaranta esponenti di queste bande e nel gennaio 2017, solo un anno dopo, i furti erano diminuiti dell’ottanta per cento. La polizia di Heidelberg, infatti, avendo un solo interlocutore a Heidelberg, poteva contare sulle ordinanze per procedere le indagini e queste furono efficaci. Nell’ aprile del 2017 passai poi al tribunale di Karlsruhe, dove ero giudice per le indagini preliminari. Attualmente, per motivi legati alla carriera, insegno giurisprudenza alla Hochschule di Schwetzingen, un incarico che mi occuperà fino al 2022 per poi rientrare come giudice a Karlsruhe. Ho appena finito una biografia su Fabrizio de André in tedesco, che verrà pubblicata nei prossimi mesi. Inoltre sto lavorando su un romanzo criminale, ambientato in Germania e in Italia: il protagonista è un procuratore italo-tedesco. Sarebbe un sogno vederlo pubblicato.

Fonte: Corriere d’Italia

Biografia linguistica: M37-nato in Germania

[M37-nato in Germania] -biologo

I miei nonni paterni si traferirono all’inizio degli anni 60 da San Paolo di Civitate (FG), prima a Wanne Eickel e dopo vicino a Darmstadt. Sì, proprio così. Mio nonno lavorava come muratore. Credo che tutti voi conosciate le difficoltà che affrontarono tanti connazionali come i miei nonni nell’apprendere una nuova lingua oppure nell’integrarsi in una società, che almeno all’inizio, non prevedeva un’integrazione. Nonostante tali difficoltà non ci fu per la mia famiglia un rientro in Italia, come era concordato all’inizio per tutti i Gastarbeiter. Anzi il destino volle che anche mio padre, ancora ragazzino, si trasferisse all’inizio degli anni 70 in Germania.

Dopo gli studi obbligatori lasciò la scuola e iniziò anche lui ad apprendere il mestiere di muratore. Mestiere che ha svolto durante tutta la sua carriera lavorativa, prima come dipendente in aziende edili, per poi diventare autonomo nel 1985. Mia madre si trasferì dopo il matrimonio con mio padre nel 1981, da Milano dove i miei nonni erano emigrati dal nostro paesino in Puglia. Un cambio radicale per lei, da una città come Milano a un paese vicino a Darmstadt. Poi nel 1982 sono nato io e nel 1985 mio fratello, entrambi a Darmstadt.

In realtà credo che, chi è nato come me in Germania, sia già cresciuto bilingue prima di andare all’asilo. Io personalmente sono cresciuto con la lingua italiana e con il dialetto sanpaolese, che sicuramente è stato determinante per mantenere un forte legame con le miei origini, la “mia” terra. Le prime parole di tedesco le ho imparate appunto all’asilo. Giocando e cantando si cercava di recuperare ciò che i bambini tedeschi sapevano già fare, ossia esprimersi con frasi semplici. Per colmare queste lacune linguistiche l’asilo non bastava e infatti, appena iniziata la scuola elementare, ho seguito insieme ad altri bambini stranieri un corso apposito di tedesco Deutsch für Ausländer, tedesco per stranieri. Personalmente ricordo che odiavo seguire quel corso, perché nonostante l’impegno che ci mettevo lo percepivo più come una punizione che un aiuto.

In realtà quei corsi, che durarono fino alla quarta elementare, erano un aiuto fondamentale per il nostro percorso scolastico.Ho frequentato la Gesamtschule, terminando nel 1999 con il cosiddetto Realschulabschluss. È proprio qui che, durante una lezione di biologia dedicata all’occhio umano nacque la mia passione per le materie scientifiche, in particolar modo per la biologia. Non immaginavo ancora che sarebbe stata proprio la biologia dell’occhio ad inseguirmi qualche anno dopo. Gli ottimi risultati ottenuti mi permisero di continuare gli studi ad una gymnasiale Oberstufe a Darmstadt. Nel 2002, dopo aver iniziato la mia formazione scolastica con Deutsch für Ausländer, ricevetti l’Abitur superando i quattro esami di stato, l’ultimo proprio con un buon voto in tedesco. Una soddisfazione enorme, perché per la prima volta nella mia vita sentii di aver ripagato in qualche modo i sacrifici fatti dai miei genitori.

Entrambi sostenevano fin dall’inizio mio fratello e me, senza esercitare pressioni inutili, aiutandoci ad incrementare le nostre capacità.Mi iscrissi nel 2002 prima alla facoltà di chimica della Technische Universität Darmstadt, poi nel 2006 sempre a Darmstadt alla facoltà di biologia. Dopo la laurea iniziai un dottorato di ricerca all’istituto di biologia dello sviluppo e di neurogenetica, concentrandomi sullo sviluppo dell’occhio durante la fase embrionale. Un’occasione che mi permise, grazie ai miei supervisori, di fare anche delle prime esperienze nell’insegnamento universitario e di partecipare a numerosi convegni internazionali.Occasioni indispensabili. Imparai a confrontarmi con ricercatori di tutto il mondo e a presentare i risultati ottenuti insieme ai miei colleghi. Ovviamente il confronto costruttivo con alcuni di questi proseguì anche dopo i convegni. Ebbi così infatti la possibilità di presentare i miei risultati ad un istituto che si dedica tutt’ora alla cura della cecità all’University of California di Irvine.

Ai convegni si ha inoltre anche la fortuna di incontrare e confrontarsi con ricercatori di fama mondiale. In Messico ad esempio mi trovai seduto accanto a Sir John Gurdon, fresco premio Nobel, e di scambiare qualche opinione con lui.Sicuramente il nostro modello sullo sviluppo dell’epitelio pigmentato retinico pubblicato in riviste scientifiche rinomate e selezionato nell’aprile 2014 dal Global Medical Discovery per la rubrica key scientific article. Inoltre, verranno pubblicati a breve altri risultati sullo sviluppo della retina che completeranno il modello postulato.Mi auguro che chi si sia trasferito da poco in Germania possa essere incoraggiato dalle storie che racconteremo dei nostri connazionali. Storie di italiani che si sono integrati bene nella società tedesca e che, grazie alla loro bravura, hanno dato un forte contributo alla crescita di questo Paese.

Mi auguro che dopo aver letto queste storie, si sia sempre più consapevoli che ormai non siamo più Gastarbeiter ma Fachkräfte, alcuni si possono definire der eigene Chef, mentre altri ancora ricoprono posizioni importanti nei vari settori privati e della pubblica amministrazione. Sia questo motivo di orgoglio affinché noi tutti possiamo dire: si, io ce l’ho fatta!!

Fonte: Corriere d’Italia